L’aria e il vento delle emozioni di una Bologna da ritrovare

Chi ha partecipato all’elaborazione del progetto (direi meglio, progetto-appello) e ha sottoscritto le clausole di fondo, per me ha pensato bene e ha scritto diretto e chiaro.

Fuori da ogni retorica laudativa o aggressiva (quale sia la parte in atto) la città di Bologna, in questo tempo arduo e difficile, è in realtà sicuramente adagiata, almeno come si presenta a chi la guarda con vero sentimento d’affetto e di necessità, perché mortifica in questi anni, in questi giorni, rendendola aspra, ogni speranza di un buon futuro.

Porto il mio piccolo esempio di cittadino, magari vecchio ma non ancora disarmato, sempre civilmente attento, come si deve, nel riscontrare puntualmente i malanni progressivi della città, occultati dalla polvere dei forsennati megaprogetti che la irrora, distraendola e disturbandola.

Adesso devo camminare, anzi zoppicare, per un ginocchio dolente e con l’ausilio del bastone, per due cadute (la seconda, raccolto dall’ambulanza e portato difilato al S. Orsola) causate dai lastricati bucati scivolosi infidi. Un dettaglio, per carità, di fronte ai guasti e ai problemi maggiori.

L’uno e gli altri, nel loro esplicito complesso, mi inducono, ripeto, a condividere senza obiezioni gli enunciati sottoscritti nel progetto (molto più articolato e dettagliato di un semplice anche se accalorato appello). Direi, un progetto realistico e di necessità.

E’ molto vero che Bologna ha mutato maschera e faccia rendendosi intanto irriconoscibile. Da chi? Da cosa? Dalla città un tempo vitale, intrepida e soprattutto determinata nei riguardi di un futuro che non le era sottoposto da altri e da sottoscrivere soltanto (come invece oggi, tanto per dire, costretta a pescare nel calderone senza fondo dell’americanismo più aggressivo e impaziente). La città del futuro, cosi come era programmata e pensata, anche dentro a errori che tuttavia infondevano propulsione argomentativa (si ricordi l’emozionante libro bianco di Dossetti e l’altrettanto emozionante risposta programmatica di Dozza); ripeto, la città programmata e pensata per il futuro era una città pensata per la giusta rigorosa utilità di tutti.
Oggi la città è protesa, stridendo, a un futuro esploso in una grandiosità onerosa ad eccessiva.

In questo progetto che richiama l’obbligo di necessità alte a cui devono corrispondere risposte altrettanto motivate e convincenti (che qua sono con cauta esattezza suggerite) ho percepito l’aria, il vento delle emozioni e delle occasioni non deluse di un tempo. E non c’è, per il semplice cittadino partecipante, che attendere e ringraziare.

Roberto Roversi, dicembre 2008