Giovanni Gargiulo

Il suo locale viene frequentato da una clientela vasta e variegata che può contare sempre sulla sua calorosa accoglienza. Nello “sciogliere il ghiaccio”. Sarebbe però una bugia dire che Giovanni non faccia distinzioni tra i suoi clienti: non è un segreto che i suoi preferiti sono i “bimbi”, tutti quanti, anche se si diverte di più con i più rumorosi, con quelli che gridano e ridono. Bambini che, in altri locali, provocherebbero le proteste di altri clienti, da lui sono i protagonisti assoluti. Il suo segreto sta proprio nella capacita di strappare un sorriso a chiunque e di questo i bambini sono i testimoni. Sono puri ed onesti: gli regali un sorriso sincero e te lo ricambiano; se il sorriso è finto se ne accorgono.

Da trent’anni gestisce ristoranti di successo, prima il Piedigrotta e adesso la Scalinatella, ma nonostante tutto non ha mai dimenticato le sue origini, la povertà e la fame. Per questo, tra i suoi clienti più fedeli, c’è anche Vincenzo, un senzatetto che vive sotto i portici tra Via Guerrazzi e Via Santo Stefano. Da più di vent’anni il cuoco di turno gli prepara un pasto caldo e un bicchiere di vino al giorno: l’unica cosa che gli fa pagare è il caffè, perché “i vizi si pagano”!

Un premio alla città civile

premiati città civileÈ stato conferito martedì 1 dicembre in Sala Farnese, alla presenza del sindaco Flavio Delbono, il premio Bologna Città Civile, istituito dal Centro Antartide, Hera e Resto del Carlino.

Il particolare concorso, che ha voluto premiare cittadini che si fossero distinti per la loro virtù civica, ha raccolto storie differenti e preziose sulle tante persone che fanno ogni giorno di Bologna una Città Civile, solidale, rispettosa degli altri e dell’ambiente. Dalla libraia cortese all’artigiano che insegna ai ragazzi a lavorare il legno, dal ragazzo del Sudan che tiene pulito il greto del fiume Reno alla giovane signora che ha costituito impegnata a dare assistenza ai Lattanti del Goazzadini, tante e diverse sono state le candidature.

Il premio è stato assegnato alla signora Bergamini, una ex maestra con il pallino della raccolta differenziata fatta per bene e del raccogliere le cartacce che vede abbandonate a terra, acerrima nemica delle buste di plastica per fare la spesa. Una storia semplice, preziosa proprio perché al suo posto potrebbe esserci qualsiasi altro cittadino, e perché così facilmente emulabile. Ma sono state tante le menzioni e i riconoscimenti, dati a tutti i partecipanti con l’idea che non ci sia un solo vincitore, ma che la vittoria sia di tutti, della città stessa, che si vede ogni giorno più bella e più accogliente per chi la vive. Nel riconoscimento dei meriti di quanti tentano ogni giorno di accrescere e coltivare quello che il primo cittadino ha definito il Capitale Sociale, quelle ricchezze sociali e civili non traducibili in denaro che però costituisco il valore di una comunità.

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La premiazione

È stato conferito martedì 1 dicembre in Sala Farnese, alla presenza del sindaco Flavio Delbono, il premio Bologna Città Civile, istituito dal Centro Antartide, Hera e Resto del Carlino.

Il particolare concorso, che ha voluto premiare cittadini che si fossero distinti per la loro virtù civica, ha raccolto storie differenti e preziose sulle tante persone che fanno ogni giorno di Bologna una Città Civile, solidale, rispettosa degli altri e dell’ambiente. Dalla libraia cortese all’artigiano che insegna ai ragazzi a lavorare il legno, dal ragazzo del Sudan che tiene pulito il greto del fiume Reno alla giovane signora che ha costituito impegnata a dare assistenza ai Lattanti del Goazzadini, tante e diverse sono state le candidature.

Il premio è stato assegnato alla signora Bergamini, una ex maestra con il pallino della raccolta differenziata fatta per bene e del raccogliere le cartacce che lei vede abbandonate a terra, acerrima nemica delle buste di plastica per fare la spesa. Una storia semplice, preziosa proprio perché al suo posto potrebbe esserci qualsiasi altro cittadino, e perché così facilmente emulabile. Ma sono state tante le menzioni e i riconoscimenti, dati a tutti i partecipanti con l’idea che non ci sia un solo vincitore, ma che la vittoria sia di tutti, della città stessa, che si vede ogni giorno più bella e più accogliente per chi la vive. Nel riconoscimento dei meriti di quanti tentano ogni giorno di accrescere e coltivare quello che il primo cittadino ha definito il Capitale Sociale, quelle ricchezze sociali e civili non traducibili in denaro che però costituisco il valore di una comunità.

Sono intervenuti alla premiazione, che aveva come suo conduttore e animatore l’attore Giorgio Comaschi, il presidente di Hera Luigi Castagna, il direttore de Il Resto del Carlino Pierluigi Visci, la professoressa Graziella Giovannini, l’Assessore della Provincia di Bologna Maria Bernadetta Chiusoli. Il premio sarà risposto anche nel 2010.

 

 

 

 

Rino Trentini

Il signor Rino Trentini ha da più di 10 anni una convenzione con il Comune di Bologna per curare il giardino pubblico di via Ghiberti, in zona Massarenti: se ne occupa in maniera impeccabile e, come fa sapere il quartiere, nessuno in questi anni si è mai lamentato ma tante sono state invece le lodi. Ma ancora prima di questo è persona di fiducia di quanti abitano nel suo palazzo e nella sua zona, affidabile riferimento per lavoretti di qualsiasi genere e per attività di utilità pubblica nel condominio: ha le chiavi di quasi tutti gli appartamenti, è responsabile della saletta condominiale e, da quando è andato a pensione nel 1993 dopo più di 50 anni in cui ha svolto la professione di macellaio, si occupa del suo condominio e della sua zona con incessante impegno.

“Se c’è la compagnia e la fiducia di chi mi sta attorno”, dice, “il lavoro è piacevole e leggero”. E così dal 1995 ha accettato di occuparsi per conto del Comune del giardino attiguo a casa sua, con attenzione e premura verso le necessità di chi lo utilizza, della sua bellezza, e anche della raccolta dei rifiuti che vi vengono gettati. È solerte nel richiedere sempre al Comune nuovi dettagli per renderlo più accogliente e funzionale: tavoli in cui soprattutto le persone anziane si siedono a giocare a carte, fontanelle, giochi per i bambini. Ma anche bravissimo nel catalizzare le risorse del quartiere per mantenere il parco in ottimo stato quasi senza spese: con le vernici che avanzavano nelle cantine dei suoi condomini ha dipinto il muro di confine del giardino, con le piastrelle rimaste ad un altro ha ottenuto di poter pavimentare quel po’ di terra sotto i tavoli affinché non si debbano appoggiare i piedi sulla terra. Perfino, una signora che passando per il parco lo ha trovato intento a dipingere il muro, ha deciso di farle lei stessa una donazione per comprare una vernice resistente per imbiancare tutte le colonne dello stesso tono.

L’attenzione per il parco si estende ad una più grande attenzione per l’ambiente, che lo porta a differenziare autonomamente i rifiuti lasciati nei bidoni all’interno del parco e sollecita le persone a separare bene i rifiuti in casa: ha messo anche, nella sua zona, le chiavi dei bidoni dei rifiuti organici attaccati ai bidoni stessi in modo che, anche quanti dimenticano la propria chiave a casa possano non dover gettare l’umido assieme alla spazzatura indifferenziata. Un’insieme di attenzioni che esulano dalla convenzione per il giardinetto e vanno via via ad occupare tutti gli ambiti della vita della zona e dei suoi abitanti: proprio così come dovrebbe essere la vera civiltà, pervasiva di tutti gli ambiti del vivere e del convivere, presente dentro casa propria così come negli spazi comuni e in tutta la città.

Cesare Tommasini

Le nostre città cambiano: si parla di quartieri-dormitorio, abitati da estranei e percorsi sempre meno da pedoni. Il sempre crescente volume di traffico ha reso le strade pericolose, e tutti ci sentiamo meno liberi di frequentarle.

Eppure molti di noi ricordano le nostre strade e i nostri quartieri pieni di vita, popolati da presenze familiari: è lì che, da ragazzi, abbiamo imparato a pattinare, ad andare in bicicletta, a stare in mezzo alla gente. Abbiamo percorso ogni giorno la strada verso la scuola, in compagnia dei nostri compagni del quartiere, sentendoci già autonomi e un pò adulti.

Perché, ora, non permettere anche ai nostri figli di acquistare la stessa autonomia, nonostante i pericoli?

Un gruppo di genitori della scuola elementare A. Grosso si è chiesto come fare, e dai loro sforzi, con l’appoggio di alcuni insegnanti, è nata un’iniziativa volta a riqualificare il territorio e ripopolarlo di presenze amiche, permettendo ai ragazzi di andare a scuola da soli, o meglio, in gruppo con i compagni.

Il progetto, denominato “Affacciati alla finestra”, nato per gli alunni delle classi quarte e quinte (ma i fratelli minori si possono aggregare), è partito all’inizio di febbraio 2008 presso la scuola Grosso nel quartiere Navile, e prosegue tuttora, estendendosi alla scuola media Testoni-Fioravanti.

Il territorio ha risposto con entusiasmo, dando quella partecipazione fattiva senza la quale non sarebbe stato possibile realizzare il progetto: fondamentale è stato l’appoggio ottenuto da negozi, edicole o centri sociali, i cui esercenti o frequentatori hanno dato la disponibilità per vigilare ed aiutare i ragazzi negli attraversamenti pedonali piú rischiosi.

In particolare vogliamo ricordare l’indispensabile apporto del Sig. Cesare Tomassini –edicolante di Via Fioravanti: la sua edicola, posta di fianco alla chiesa di S. Girolamo dell’ Arcoveggio, è un punto di passaggio centrale per gli abitanti del quartiere. Nell’ora di punta, via Fioravanti è percorsa da centinaia di auto, e il passaggio pedonale davanti all’edicola, pur se evidenziato da strisce, è spesso inosservato.
Ma “il nostro amico Cesare”, tenendo fede all’impegno preso con le mamme e i papà, non si limita a dare un’ occhiata ogni tanto: spesso esce dall’edicola e accompagna i nostri ragazzi nella difficile traversata.

Oltre a questo, ci tiene informati: insieme al resto del giornale, ci dà piccoli aggiornamenti (“sono sempre puntuali!”, “oggi erano in tanti”, ecc.), che ci fanno sentire quanto la sua disponibilità sia vera e spontanea.

É ancora una piccola cosa, qualcuno dirà: ma è anche da queste piccole cose che i ragazzi imparano il valore della solidarietà. E, se lo facessero tutti, forse nelle nostre città la vita sarebbe migliore.

Paola Tolomelli

Per l’iniziativa che avete in corso, vorrei segnalare il nome di mia moglie Paola Tolomelli, Via Arcangelo Corelli, 21, Bologna. Mia moglie è appassionata di giardinaggio e si adopera per acquistare a sue spese fiori e piante che sistema per abbellire il giardino condominiale del palazzo dove abitiamo. Inoltre, tiene pulito durante tutto l’anno il marciapiede che è bello lungo, sulla strada, davanti al nostro palazzo in Via Corelli che comprende sia il numero civico 19 che il 21. Tiene pulito il marciapiede da erbacce, cacche di cani, cartacce che purtroppo non mancano mai. Nella borsa tiene sempre dei guanti di gomma che usa spesso quando va in giro in bicicletta e quando può si ferma a raccogliere cartacce nei giardini della nostra zona.

Osman Taifour

osmanPrendersi cura della città è affare di tutti: tanto più per quel che riguarda le aree a cui siamo più affezionati. E così all’interno degli appuntamenti di Puliamo il Mondo di Legambiente un gruppo di stranieri si è dato appuntamento sul lungo Reno per raccogliere rifiuti e cartacce: un luogo questo simbolico della permanenza spesso irregolare e in “abitazioni” di fortuna di stranieri arrivati più o meno clandestinamente nel nostro paese. Tra loro c’era anche Osman Taifour, proveniente dal Sudan ma a Bologna da ormai 13 anni e, come ci raccontano, benvoluto da tutti. Pulire quello spazio è stato un modo per ribadire la propria cittadinanza, nel senso più alto del termine: prendersi cura di ciò che è di tutti. E della propria cittadinanza, in questa accezione, Osman ha fatto davvero uno stile di vita, rendendosi disponibile e presente là dove c’è bisogno di solidarietà, vivendo, nelle parole di un caro amico, “col cuore in mano”. Lavora in una cooperativa sociale, fa il sindacalista e il mediatore culturale: laureato in filosofia, organizza anche un servizio di catering etnico per chi lo richiede. La pace, l’integrazione, la salute dei cittadini, i diritti dei lavoratori, sono alcuni dei fronti su cui si impegna come cittadino che davvero si prende a cuore la sua comunità.

Miriam Stagni

Miriam Stagni è insegnante di inglese all’Istituto Laura Bassi di Bologna. E fa semplicemente il suo lavoro: con un apparente “difetto”, non sa dire mai di no. Per questo in tutte le scuole nelle quali le è capitato di passare, bastano pochi mesi dal suo arrivo per essere risucchiata in tutte quelle preziosissime attività delle scuole che richiedono un grande impegno ed entusiasmo in cambio di una minima retribuzione. Organizza gli scambi con l’estero, ha un ottimo rapporto con i ragazzi, e da anni ha deciso di portare ufficialmente dentro la scuola tutti quei temi che la attraversano ma non sono di certo presenti fra le materie: attenzione alle pari opportunità, sensibilizzazione alle differenze di genere, inter-culturalità. E così, per esempio, dopo aver fatto entrare in contatto le sue classi e la sua scuola con la Casa delle donne per non subire violenza come realtà di volontariato, in questi ultimi anni si è dedicata all’integrazione dei ragazzi stranieri alle Laura Bassi, fondando un gruppo di docenti che si occupa di questo aspetto. Da qualche anno organizzano, assieme agli studenti all’interno di un’assemblea di istituto, una festa multiculturale, che vuole unire varie realtà di vari paesi in una stessa giornata, scegliendo di anno in anno un tema diverso, dal ballo alla cucina, dalla storia alle arti. Un’occasione per conoscere, per conoscersi, e perché no, per parlare con gli studenti.

Basta dunque la virtù civica di Miriam e dei suoi colleghi e colleghe, quella passione che li anima nel loro lavoro svolto davvero con dedizione, a far cambiare volto alla scuola intera, e con lei, un po’, anche alla città.

Guido Rossi

rossiUn cinema che è una “perla”. Sembra un’utopia o il racconto di fantasia ambientato in un passato lontano, un cinema dove l’operatore compra anche di tasca sua l’impianto audio, se manca, ma è la realtà del cinema che tiene in vita, senza possederlo, Guido Rossi, con impegno e con passione: come volontario. Ad animarlo un desiderio ormai sopito nei più: l’amore per il cinema, per la musica, ma prima di tutto la voglia di fare qualcosa che possa aiutare a stare bene assieme, per creare un legame con la comunità, parrocchiale ma anche del quartiere, di proporre attività che arricchiscano la mente, l’umore ed anche le relazioni. Il segreto? Guido riesce a tenere in vita una rete di tanti volontari ben divisi fra maschere, operatori, addetti al bar e responsabili della sicurezza e del pronto soccorso. Tutte persone che fanno altro nella vita: medici, impiegati, professori.

Il programma della sala del Cinema Perla è ricco e vario, apprezzato dai più: dal cinema ogni fine settimana, alla musica, alla compagnia teatrale locale Lolec, fino ad arrivare al festival di Sanremegidio e alle varie occasioni in cui, assieme a tutto il suo personale, viene data in affitto.

L’attenzione alla vita culturale della città, e al fatto che questa porti un arricchimento anche in termini di relazioni è, se ci si scusa il gioco di parole, una vera e propria perla rara. Il sig. Rossi se ne occupa da quasi 5 anni, curandosi che chi entra non si senta un numero, ma una relazione, “il centro di un rapporto che orami tra i vari multisala si è del tutto perso”. 

Curandosi anche che una realtà preziosa per una comunità di un territorio, diventi una ricchezza anche per altre: per questo a maggio passato, per ogni spettatore il cinema donava un euro da inviare in Abruzzo, alle vittime del terremoto, e agli spettatori stessi era proposto di fare altrettanto. A fine stagione 900 euro sono stati inviati all’iniziativa di Trulli per l’Aquila: una piccola cifra, molto significativa per gli organizzatori.

Giovanni Rondelli

Per coltivare la civiltà nella nostra città c’è bisogno anche e soprattutto di persone che oltre a praticarla, educhino gli altri a crescervi. La civiltà dovrebbe essere alla base del vivere comune, mattone fondamentale delle relazioni di chi divide il tempo e lo spazio con noi: ma spesso sono tanti gli atteggiamenti che, tanto più quando fatti soprappensiero o in maniera inavvertita, minano alla base il clima di rispetto e responsabilità che dovrebbe regnare in città.

Atteggiamenti che, ricalcando forse un luogo comune ma con un fondi di verità, sono più presenti in situazioni di disagio sociale e psicologico.
Per questo è così prezioso l’esempio di chi, partendo dai più piccoli, si prodiga nel fondamentale lavoro dell’educazione. È quello che fa Giovanni Rondelli, un ragazzo di poco più di 20 anni che da vari mesi si dedica quasi completamente alla formazione e all’assistenza dei bambini ed adolescenti nella parrocchia salesiana di Don Bosco a Bologna. Tra servizio civile e volontariato si occupa di animare un gruppo di ragazzi delle scuole medie, durante l’anno e durante le vacanze, e gestisce il campo solare estivo della parrocchia. Il suo lavoro si offre ogni pomeriggio quando presso le strutture della chiesa arrivano ragazzi, sia mandati dalle famiglie che dai servizi sociali del quartiere, per fare i compiti, fare sport, e passare un po’ di tempo con i loro coetanei e qualche figura di aiuto. Ragazzi giovani e spesso in difficoltà: è qui che entra in gioco il lavoro più delicato di Giovanni, quello di avvicinare i ragazzi più problematici, tentando con le parole e con l’esempio di trasmettere le regole e i valori del vivere in una comunità.