Giovanni Rondelli

Per coltivare la civiltà nella nostra città c’è bisogno anche e soprattutto di persone che oltre a praticarla, educhino gli altri a crescervi. La civiltà dovrebbe essere alla base del vivere comune, mattone fondamentale delle relazioni di chi divide il tempo e lo spazio con noi: ma spesso sono tanti gli atteggiamenti che, tanto più quando fatti soprappensiero o in maniera inavvertita, minano alla base il clima di rispetto e responsabilità che dovrebbe regnare in città.

Atteggiamenti che, ricalcando forse un luogo comune ma con un fondi di verità, sono più presenti in situazioni di disagio sociale e psicologico.
Per questo è così prezioso l’esempio di chi, partendo dai più piccoli, si prodiga nel fondamentale lavoro dell’educazione. È quello che fa Giovanni Rondelli, un ragazzo di poco più di 20 anni che da vari mesi si dedica quasi completamente alla formazione e all’assistenza dei bambini ed adolescenti nella parrocchia salesiana di Don Bosco a Bologna. Tra servizio civile e volontariato si occupa di animare un gruppo di ragazzi delle scuole medie, durante l’anno e durante le vacanze, e gestisce il campo solare estivo della parrocchia. Il suo lavoro si offre ogni pomeriggio quando presso le strutture della chiesa arrivano ragazzi, sia mandati dalle famiglie che dai servizi sociali del quartiere, per fare i compiti, fare sport, e passare un po’ di tempo con i loro coetanei e qualche figura di aiuto. Ragazzi giovani e spesso in difficoltà: è qui che entra in gioco il lavoro più delicato di Giovanni, quello di avvicinare i ragazzi più problematici, tentando con le parole e con l’esempio di trasmettere le regole e i valori del vivere in una comunità.