Virgilio Ciarrocchi

La salute dell’ambiente è la nostra salute. Da qui la necessità di divenirne custodi e non sfruttatori. Ognuno di noi con i propri comportamenti contribuisce a determinare oltre alla qualità della propria vita la qualità della città in cui viviamo e del suo ambiente.
Il mezzo di trasporto quotidiano di Virgilio Ciarrocchi è la bicicletta che usa spesso anche per turismo.

Pedalando fa bene a se stesso ma anche all’aria della città, consumando solo energia umana rinnovabile; fa bene al cielo “malato di effetto serra”. Non ha mai provocato incidenti, semmai li ha subiti. Ogni pedalata è un gesto di affetto alla città e ai suoi abitanti, un gesto di rispetto per l’ambiente. Anche perché è difficile pensare ad una città davvero civile in un ambiente degradato o inquinato.

Il signor Ciarrocchi fino ad una decina di anni fa viveva in periferia, vicino all’aeroporto di Bologna: si è trasferito con la famiglia dentro le mura, ed è bastata una rapida riflessione per decidere di dare via immediatamente la prima delle due auto che avevano, e poi, pochi anni dopo, anche la seconda. Per scoprire, cosa non banale per moltissimi suoi concittadini, che si può vivere bene anche senza l’auto di proprietà.

Da qualche anno Ciarrocchi fa 9 km all’andata ed altrettanti al ritorno per raggiungere il suo luogo di lavoro, ma ci mette quanto a muoversi in autobus e di certo, dato il traffico delle ore di punta, di meno che in automobile. In fondo, ci dice, Bologna è per lo più pianeggiante e le pedalate in città sono alla portata di tutti. Poi, per casi di necessità, c’è il carsharing, racconta, comodissimo ed sempre meglio perfezionato, basta una telefonata anche solo un’ora prima e un’auto attende nel parcheggio più vicino; e ancora, le vacanze in aereo, treno e bici.

È responsabilità di tutti tentare di mantenere l’impronta dell’uomo sulla Terra il più leggera possibile. E così rinunciando, solo apparentemente, ad una comodità personale, si finisce a fare del bene a se stessi, alla città, all’ambiente e al proprio portafoglio. Una gesto di civiltà che nasce sì da una riflessione razionale e lucida, di economie di tempo, danaro e salute, ma che è tanto facilmente imitabile quanto profondamente benefica.

Roberto Casadio

A suo dire il dott. Roberto Casadio si limita a fare solo il suo lavoro: curare i suoi pazienti al meglio delle sue possibilità. Da 10 anni però si offre per seguire le difficili situazioni che gli sono portate dalla “Casa delle donne per non subire violenza”, distinguendosi per pazienza, delicatezza e bravura davanti a persone che a volte vengono da culture, anche mediche, assai distanti. Per lui, sono pazienti esattamente uguali agli altri che vengono in ambulatorio, solo, a volte più sane. Civiltà è a volte, al contrario di quanto potrebbe dire il senso comune, anche il chiudere un occhio sulle regole dedicandosi alle persone in quanto tali: ed è proprio quello che il dottor Casadio fa con le sue pazienti, dando la precedenza alla loro salute piuttosto che alla regolarità dei loro documenti e delle situazioni nella nostra città.

Margherita Bertozzo

Spostamenti sempre più rapidi, la frenesia di tanti impegni, poco istanti per fermarsi lì dove è “inutile” stare, dove “non abbiamo niente da fare”: questa è molto spesso la realtà della nostra città, dove il tempo sembra essere un bene rarissimo.
Eppure il tempo è l’elemento insostituibile di ogni relazione, ingrediente essenziale per guadagnare la fiducia di chi c’è attorno. Anche di chi semplicemente condivide con noi il quartiere, l’isolato. Margherita Bertozzo ha deciso di provare questa esperienza sulla sua pelle nella micro realtà dell’oratorio della parrocchia salesiana del Don Bosco: popolato di ragazzi e ragazze alla ricerca di un posto dove stare ma di fatto senza alcun interesse o partecipazione alla vita della comunità. Ragazzi dalle facce note che Margherita incrociava tutti i giorni per le strade della zona, nei giardini del quartiere, e che pur incontrandola spessissimo non le rivolgevano nemmeno un saluto.

Dedicando i suoi pomeriggi all’oratorio, ci dice, “non ha fatto proprio niente”. È bastato esserci, con la propria presenza fisica, senza dover attaccare a tutti i costi bottone in qualche modo, senza voler entrare a forza in una relazione. L’esserci ha fatto sì che si entrasse in contatto, che ci si avvicinasse. E così nel giro di qualche mese, anche incontrando gli stessi ragazzi fuori dell’oratorio, l’indifferenza è diventata un saluto ed un sorriso, e la diffidenza una fiducia aperta. Ora le relazioni sono davvero cordiali, indici di una rete di rapporti che dovrebbe essere alla base di una città civile.

Giuseppina Bergamini

bergaminiGiuseppina Bergamini, ex maestra della scuola materna in pensione da quasi 20 anni, quando ancora esercitava la sua professione, accompagnava i suoi alunni per il giardinetto della scuola a raccogliere rifiuti e cartacce lasciate a terra, per tenere puliti prati e spazi comuni. L’esperimento ebbe un effetto così forte sui bambini che le mamme le raccontavano che poi, quasi rimproverandola, che anche fuori dalle mura della scuola i loro figli non potevano sopportare la vista di cartacce sul marciapiede o rifiuti abbandonati per la strada, e li volevano a tutti costi raccogliere per metterli nel cestino.

Ancora oggi, la sua sensibilità per la cura della propria città, della sua bellezza e della sua pulizia non è mutata: attenta sostenitrice della raccolta differenziata, va ogni giorno a fare la spesa armata di sacchetti di stoffa, e i commercianti che la conoscono non si azzardano a offrirle le tradizionali buste di plastica, perché sanno che le rifiuta con tutte le forze per non produrre rifiuti evitabili. Tiene pulito il marciapiede davanti alla sua palazzina, in via Toscana, spazzandolo più volte a settimana, senza naturalmente perdere l’abitudine di raccogliere cartacce e spazzatura lasciate fuori luogo per tutto il quartiere.

In ricordo della madre ha donato una cifra la Comune di Bologna per finanziare un progetto, concordato con l’amministrazione di allora, di pulizia di alcune delle strade più caratteristiche della città e di sensibilizzazione dei cittadini alla raccolta differenziata. “Separare tutti i rifiuti, informarsi, trasportarli, è comunque per me una fatica” ci dice. “Ma quando butto il sacchetto, quasi come una fantasia, penso fra me e me che HERA quando svuota il bidone e lo raccoglie, è come se sapesse che quel sacco preciso è mio, è come se lo controllasse, ed io voglio essere in questa raccolta il più scrupolosa possibile. Per esserne anche orgogliosa”.

Mirella Bazzocchi

Dopo qualche anno di volontariato nell’ambito dell’assistenza linguistica agli stranieri, all’interno di CGIL, Centro Famiglie San Donato, Isia, Mirella Mazzocchi ha fatto la scelta di mettere per così dire la propria responsabilità “in proprio” e da un anno aiuta durante le ore scolastiche una bambina del Bangladesh nell’apprendimento dell’italiano: fa, come dire, da insegnante di sostegno volontaria, dedicandole del tempo per consolidare la lingua e portarla al livello dei suoi compagni di classe. Tre ore ogni settimana: un impegno preso quasi per caso, grazie alla conoscenza di una maestra che ha sollecitato il suo aiuto. È consapevole, dice, che si tratta di una goccia, in un mare di situazioni simili e che avrebbero la stessa necessità di essere seguite; e aggiunge che servirebbe che certe realtà fossero prese a cuore in maniera organizzata e pubblica. Ma attendere l’intervento istituzionale spesso non è la soluzione migliore, e quindi Mirella Mazzocchi ha deciso di impegnarsi, spontaneamente, con le sue risorse. Quest’anno spera di riuscire a offrirsi anche su altre scuole, e di riprendere quest’attività anche con gli adulti. Una dedizione e un’attenzione, le sue, proprie di una civiltà e di una città che accoglie i suoi nuovi cittadini.