Antonella Tandi

Antonella Tandi riversa la sua anima civica nel lavoro di dada in un asilo bolognese, ma anche nell’arte, e soprattutto per il Giardino del Guasto.
Bologna era capitale Europea della cultura quando, nel 2000, Antonella assieme ad un gruppo di alcune colleghe artiste, le Superdrim, ottiene i fondi per finanziare il suo progetto per svolgere una settimana di attività artistico culturali al giardino del Guasto. Creato negli anni ’70, nel tempo questo piccolo giardino nel cuore del centro universitario era diventato un simbolo della Bologna negativa, degradata, pericolosa: da poco alcuni si erano attivati per recuperarlo e restituirlo alla città. È così che lei contatta un gruppo di bambini di Frosinone che vengono ad effettuare, ogni sera, una performance artistica e futuristica rivolta agli altri bambini e alle famiglie. Grazie al lavoro di Antonella i bimbi della compagnia vengono ospitati da famiglie del luogo, con le quali vivono, e che li portano ogni sera, sotto lo sguardo ammirato dei Bolognesi, ad inscenare il loro spettacolo.
Da allora Antonella Tandi è rimasta sempre responsabile del programma culturale del giardino: ci tiene a che rimanga “uno spazio dedicato ai bambini, ma non animato con attività organizzate dagli adulti: in modo che i piccoli riescano ad appropriarsi al meglio dello spazio e del gioco, in libertà”. Sui tavoli c’è sempre qualche materiale attraverso il quale i bimbi, liberamente, possono esprimere la loro creatività, e qualche merenda “povera” che qualche mamma o nonna porta da condividere con tutti.

“Gli spettacoli” racconta “che organizziamo nelle serate e nei pomeriggi qui al giardino, devono piacere sia ai piccoli che ai grandi, per non annoiare nessuno”. Tra le iniziative più recenti c’è stato anche, quest’estate, un appuntamento serale di storie della buonanotte, in seguito al quale c’era la possibilità per bambini e genitori, di fermarsi a dormire con il proprio sacco a pelo, sotto le stelle: là dove il buio del Guasto un tempo suscitava paura e diffidenza, oggi la stessa oscurità è occasione di aggregazione e svago per famiglie e piccoli cittadini.
Antonella Tandi, nella vita quotidiana è dada alle Giaccaglia Betti e nel suo mestiere ricerca la civiltà a partire dal rapporto con i più piccoli. “Con i bambini, attraverso gli atteggiamenti che si hanno con loro e i luoghi in cui si conducono, è possibile trasmettere il senso del bello, e del prezioso, così come del brutto e dello spiacevole. Con loro mi piace mettermi in posizione d’ascolto, è quella che fa uscire il meglio dei bambini”. Bimbi che spesso, capita, che vadano anche a casa con lei, e alcuni perfino in vacanza. Anche con i genitori si pone come tessitrice di relazioni, per integrare anche le famiglie nuove, o da poco immigrate in Italia. Per tentare di costruire relazioni di fiducia dove anche i genitori stranieri, ai pranzi di condivisione, mangiano quello che gli viene offerto e si fidano, senza per esempio quel timore onnipresente che ci sia il maiale dappertutto.

Grazie a lei e all’associazione di cui fa parte, il Giardino è stato restituito alla città, e in particolare, naturalmente, ai bambini e alle famiglie. Antonella è dunque protagonista di una storia che dimostra come grazie ai cittadini siano possibili grandi trasformazioni. Guardando il giardino, suggerisce di osservare “il miracolo” che si crea in questo particolare spazio: bambini che giocano liberi, un genitore che dipinge in un angolo, mamme che chiacchierano in cerchio senza la preoccupazione di avere sempre l’occhio sui figli, qualche bimba che taglia e cuce pezzi di stoffa, gli assistenti civici che tengono aperta la struttura intenti a studiare. Un’oasi di pace e di socialità aperta tre pomeriggi a settimana.