Soumya Sabir

Soumya Sabir è arrivata a Bologna quando aveva 17 anni: emigrata dal Marocco con la sua famiglia, ricorda ancora lo smarrimento dei primi giorni, quando, ai tanti “ciao!” di chi la incontrava, non sapeva come rispondere (e nemmeno cosa significasse la parola!) e la grande città sembrava un unico enorme caos, molto diverso, per colori, temperatura e profumi, dalla cara Marrakech che aveva lasciato.
Figlia di genitori che abitavano in un paesino in odor di deserto, Soumya arriva dunque in seguito al ricongiungimento famigliare col papà, in Italia già da qualche anno.
Passato il periodo di adattamento, Soumya frequenta l’istituto salesiano per grafici pubblicitari, dove ottiene il diploma, per poi iscriversi all’Accademia di Belle Arti, dove studia design grafico.
Sono roami 6 anni che è a Bologna, si è sposata, parla un ottimo italiano e dedica il suo tempo ad attività di mediazione interculturale. Con grande pacatezza, bontà e dignità fornisce aiuto agli altri immigrati, è divenuta figura di riferimento soprattutto per le sue connazionali: svolge il ruolo di interprete, compila permessi di soggiorno, aiuta i migranti ad ambientarsi. Svolge attività di doposcuola, insegnamento d’arabo, assistenza di anziani ed si presta anche a piccoli corsi personalizzati, a chi glielo chiede, di grafica, di cui lei è esperta.
Ha dato un contributo fondamentale anche nella costituzione di una associazione, denominata “Jari”, cioè “Mio Vicino”, che è di punto di riferimento per chi arriva da paesi lontani, ed ha voglia di conoscere Bologna, oltre che la lingua e le persone del luogo.
Tra i molteplici interessi di Soumya ci sono anche la fotografia, la litografia, e il giornalismo, non perdendo occasione di frequentare corsi e seminari di argomenti che riguardano l’intercultura, l’integrazione, le buoni prassi di convivenza civica, i rapporti tra le generazioni: insomma, tutte le tematiche relative al vivere – e convivere – in pace ed armonia.
Con la stessa centratura con la quale si è resa punto di riferimento per tanti altri, riesce a tollerare con equilibrio i pregiudizi che ancora, talvolta, le chiudono qualche porta: Soumya è molto legata alle tradizioni, porta il velo, ed è consapevole di recare un segno visibile della sua cultura d’origine.
Una vera e attiva mediazione interculturale, un ponte tra generazioni, un contatto tra vicini di casa, una presenza sempre benevola: Soumya testimonia con il suo apporto la possibilità della conciliazione di attivismo e rispetto dei tempi “vitali”, di disponibilità all’ascolto e consapevolezza dei valori di cui è portatrice.  Una donna moderna in un’epoca in evoluzione, a cavallo di un quotidiano spesso contraddittorio.