Bologna e la sua società civile

Padre Ildefonso Chessa è uno dei monaci olivetani che vivono nella basilica di Santo Stefano a Bologna, e gestisce da mesi l’emergenza delle Sette Chiese, che necessitano di importanti restauri: da questo suo particolarissimo ruolo candida al premio Bologna Città Civile l’intera società civile bolognese.
In tanti sono intervenuti a vario titolo e in vari modi per aiutare, finanziare, sostenere i restauri delle Sette Chiese, e come ha già affermato in numerose altre occasioni, dai monaci arriva una riflessione forte: “La società civile bolognese c’è, è forte, ed è intervenuta per aiutarci, smentendo quel luogo comune che voleva Bologna una città allo sbando, rovinata da paure e da divisioni. Questa città solidale e civile è viva ed attenta, pronta ad intervenire su obiettivi chiari, semplici, condivisibili e concreti”.
Un pensiero particolare di padre Ildefonso va ai soci dell’Assopanificatori, per il loro impegno corale, vissuto con passione. Hanno agito come se fossero essi stessi in prima persona i responsabili dei lavori di restauro, motivando a donare gli associati e anche tanti altri cittadini.
Le tante piccole storie di cittadini “civili” si sono unite qui in una grande opera che ha ridato speranza non solo alla basilica ma a Bologna intera.

Mauro Montaguti

Le lamentele dei residenti e dei commercianti di via Garofalo, in pieno centro a Bologna, arrivavano fino in piazza Cavour. In tanti si lamentavano del fatto che la strada fosse un vespasiano a cielo aperto, per non parlare delle cicche e chewingum buttate a terra.
Il signor Mauro Montaguti, titolare del bar Cavour, ha sentito il bisogno di attivarsi per ridare bellezza alla zona ed ha dato vita al portico della buona educazione.
D’accordo con molti dei commercianti e dei residenti di piazza Cavour, ha prodotto un decalogo che è diventato una locandina, in cui vengono declinate le regole basilari di civiltà, alle quali tutti si impegnano ad attenersi. “Le persone gettano rifiuti e mozziconi di sigaretta negli appositi cestini. Nessuno imbratta con graffiti le magnifiche colonne ed i muri. Nessuno circola o parcheggia biciclette e moto sotto i portici. Nessuno butta il chewingum sui pavimenti. Nessuno fa “pipì” sui muri. I cagnolini sono tenuti al guinzaglio. Nessuno dà cibo ai piccioni sotto i portici” Il decalogo si conclude con la speranza “Rispettiamo insieme queste regole così Bologna sarà sempre motivo di vanro per i prorpri cittadini e un forte richiamo per i turisti.” I commercianti si sono anche impegnati a distribuire cestini e portacenere per tutta la via, diminuendo così il numero di mozziconi ritrovati a terra.
Grazie all’impegno di Montaguti e al sostegno di Ascom Bologna e del Comitato Operatori economici di via Farini, il manifesto è stato affisso in tante vetrine della zona. Il portico ad oggi si sta allargando anche in via Farini e Santo Stefano, sintomo, racconta Montaguti, “della volontà di adoperarsi, con grandi e piccoli, per la buona educazione, e segnale che i commercianti, spesso accusati di pensare solo al portafoglio, vogliono bene alla città. E naturalmente, anche ai loro clienti: al bar Cavour, il giorno del proprio compleanno, la colazione è gratis”.