Alfea Malavasi

Il terzo premio va alla signora Alfea che svolge il suo servizio per la città civile da più di 20 anni, e non riesce a ‘pensionarsi’ dal suo impegno civile. Ogni giorno, dal lunedì al venerdì, 5 giorni a settimana, sale sull’autobus 14 in via Massarenti, attraversa la città e scende in via Andrea Costa per andare ad aprire, tutti i pomeriggi, l’Oratorio della parrocchia di San Paolo di Ravone.

In una città dove i luoghi di aggregazione sono sempre più difficili da trovare, specialmente per i ragazzi più giovani, o spesso si limitano ai centri sportivi, l’Oratorio può essere spazio di ritrovo per i ragazzi della zona: per quelli che frequentano le attività parrocchiali, ma anche per i tanti altri che vivono semplicemente in prossimità. Un campetto all’aperto e uno spazio chiuso con i classici biliardino, ping pong, libri e giochi da tavolo.
“Non faccio niente di che” commenta la signora Cingoli “il mio compito è più che altro aprire, custodire i beni che si trovano lì e stare fisicamente in oratorio. È un’attività che da sempre ho fatto volentieri, se può servire a togliere i bambini e i ragazzi dalla strada o, peggio, da una sedia davanti al computer”.

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Stefano Reyes

Un sogno di civiltà può anche nascere da una tesi di laurea. E diventare realtà grazie all’impegno civile vissuto in prima persona, e con altri cittadini. È l’esperienza del giovanissimo architetto Stefano Reyes, vincitore del secondo premio, che sviluppando la sua tesi di laurea, propone il progetto “Luoghi di sosta pedonale”, che oltre ad essere un progetto di urbanistica, è un’idea che potrebbe cambiare il volto a tutta la città e, perché no, ai suoi abitanti. L’idea è semplice: occupare lo spazio di due parcheggi per automobile e farne una piazzetta di vicinato. Stendere un telone che fa da pavimento, mettere qualche tavolo e qualche panca, alcuni bidoni per i rifiuti, e vedere cosa accade. O meglio, lavorare perché diventi un luogo percepito come proprio, e vedere cosa accade.
L’iniziativa ha due obiettivi: prima di tutto vorrebbe creare, da un’area che abitualmente è “morta”, luogo inanimato per posteggiare una macchina, uno spazio per la socialità, per incontrarsi, per conoscere chi vive nella nostra stessa strada, nello stesso pianerottolo. In secondo luogo vuole essere un modo per riappropriarsi dello spazio pubblico, per farne ciò di cui si sente davvero il bisogno (al di là della comodità di avere la macchina sotto casa), dallo spettacolo artistico alla lettura, dal semplice sedersi lavorando al proprio pc, fino a prendere un tè insieme.

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Sara Bianconi

Il primo premio è stato assegnato a Sara Bianconi, una ex educatrice di asilo nido, oggi in pensione. L’idea di città civile passa per lei dal linguaggio universale della musica.

L’amore civile per la sua Bologna l’ha spinta a dar vita, insieme con altre tre persone, da lei cercate e contattate, ad un quartetto musicale che come gesto gentile periodicamente da alcuni anni canta per le strade della città: per far vivere un’idea diversa dello spazio pubblico troppo spesso associato a paure, scontri, chiusure. Una ragazza che lavora al pronto soccorso, un’altra donna in pensione, un operatore alberghiero: il gruppo si dà appuntamento la domenica mattina in alcuni luoghi della periferia più “degradata” della città, in quelle strade dove difficilmente le persone passeggiano e si intrattengono all’aria aperta, per eseguire brani a cappella a 4 voci. Il repertorio va da brani politoni della musica del medioevo a note di Mozart, Brahms, privilegiando pezzi noti e famosi, che vengono preparati durante prove settimanali di intensa preparazione musicale.

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