Nora Verdini

L’occasione è un matrimonio che Nora Verdini ama definire “tardivo” : il suo, con il compagno di 65 anni. Entrambi occupati e retribuiti, decidono che in occasione delle nozze non desiderano regali, non hanno necessità particolari e non vogliono che la loro casa venga riempita di sfarzosi oggetti troppo spesso inutili. E, se dovesse loro venire voglia, un viaggio se lo possono anche regalare da soli. Da qui la scelta di indicare, a quanti hanno comunque desiderato fare loro un dono, di effettuare un versamento in beneficenza.
“Il bello di sposarsi a 50 anni” racconta la signora Verdini, è che uno può fare come gli pare, senza dover far contente le famiglie, i parenti e via dicendo”. Per cui, di cuore, i due futuri sposi hanno cominciato a documentarsi su quali potessero essere gli enti o i progetti di beneficenza sui quali indirizzare i propri amici e parenti, selezionando infine il progetto di Emergency per la costruzione di un ospedale pediatrico a Bangui nella Repubblica Centro Africana e una seconda iniziativa di costruzione di un pozzo in collaborazione con un’associazione cattolica.
Nora Verdini e suo marito hanno “rinunciato” in tutto a più di 7000 euro: tanti infatti sono stati i contributi che Emergency ha contato solo per il progetto dell’ospedale. Un bel segno anche per la risposta degli invitati che hanno partecipato generosi, e soprattutto, a detta degli sposi, contenti di utilizzare così il loro denaro.
Civiltà dunque che è anche attenzione agli altri, anche più lontani e anche in una occasione intima come il matrimonio: e che è, non da ultimo, attenzione e coscienza nel documentarsi sui progetti, sulle associazioni e su cosa si sta facendo fuori dall’Italia per quelle popolazioni che sono più in difficoltà.

Franco Varini e Osvaldo Corazza

Franco Varini ha 84 anni, e da più di venti impegna molto del suo tempo alla trasmissione della memoria. Era un ragazzo quando fu catturato e accusato di collaborare con i partigiani: solo un’umana esitazione del suo accusatore, che affermò di non poter dire con certezza che si trattasse di lui, lo salvò dalla pena di morte. Fu condannato e seguirono10 lunghi mesi di campi di sterminio. Riuscì a tornare a casa.
Da quando è in pensione, insieme all’Aned, Associazione Nazionale ex-Deportati di Bologna, racconta la sua esperienza nelle scuole e in altre occasioni pubbliche. “Finché le forze mi permetteranno di continuare questa attività” afferma Varini “porterò avanti questo impegno, perché contribuire a tenere viva la memoria e contribuire alla sua cultura e civiltà”.
Anche Osvaldo Corazza, ex deportato, dedica energie e risorse nel tener viva la memoria della tragedia dei campi di sterminio. Le forze non permettono più al signor Corazza di partecipare a incontri e viaggi della memoria come era solito fare assiduamente fino a qualche anno fa, ma mette tutte le sue energie ancora a disposizione di chi ha voglia di incontrarlo ed ascoltare i suoi racconti, sempre schivi e storicamente fondati, e mai indulgenti sui dolori e le sofferenze personali.
Un impegno, quello di queste persone, assieme a quello di Nella Baroncini, Franco Cosmari, Armando Gasiani, che operano nella nostra città, che permette alle giovani generazioni bolognesi di conoscere direttamente storie importanti. Un nobile servizio civile alla coscienza storica bolognese.

Vero Tagliavini

Vero Tagliavini ha 72 anni , ex operaio ora in pensione, da anni ha costantemente lo sguardo attento a dove può essere d’aiuto e di appoggio nella città e nella sua comunità.
Donatore di sangue da sempre, dal 1997 dedica parte del suo tempo all’ausilio di cittadini con difficoltà motorie recandosi per loro a fare la spesa e a consegnarla; collabora con il centro sociale anziani Santa Viola ed è tra i membri fondatori del gruppo San Bernardo del quartiere Reno, che si occupa di prevenzione a supporto alla vittime anziane della microcriminalità. Da anni si impegna in prima persona ad assistere persone derubate nel presentare denuncia e svolgere rapidamente tutte le pratiche che permettano di riavere al più presto i documenti sottratti. Inoltre svolge corsi di prevenzione per tutelarsi contro i furti: “Da quando operiamo” commenta “le vittime di questi atti, nel nostro quartiere, sono diminuite in misura sensibile”.
Il sig. Tagliavini è anche tra i principali curatori dell’archivio fotografico “Tracce di una storia”, che, sempre sostenuto dal centro sociale Santa Viola, cerca e raccoglie documentazione fotografica atta a mostrare le trasformazioni del territorio con una banca dati alla quale attingono periodicamente la Cineteca, il Cineca e la Regione Emilia-Romagna. Da 30 anni l’archivio registra come il territorio si è modificato: il signor Tagilavini in prima persona è autore di un servizio fotografico che ha documentato il cambiamento e l’ammodernamento della linea ferroviaria Bologna – Vignola, immortalandone le stazioni subito prima e dopo la ristrutturazione, nonché durante l’inaugurazione. Allo stesso modo, quando si annunciano sul territorio grandi demolizioni, o opere di costruzione o restauro, la sua macchina fotografica è la prima a ricalcare la storia di queste modifiche, per non perdere la memoria di quel che era prima. “Oggi, con le macchine digitali è molto più semplice di un tempo” racconta, descrivendo la sua attività di archivista anche al computer: “raccogliamo anche foto vecchie che i cittadini e gli anziani ci consegnano, per scansionarle e metterle in formato digitale, per rinfrescare il ricordo di come appariva il territorio anche solo 60 anni fa”.

“Nonostante tutti questi impegni di volontariato” racconta il suo proponente Paolo Panzarini “ha dedicato anche il suo tempo nell’attività più importante che tutt’ora svolge: accudire la mamma di 99 anni”.

Bhuiyan Mohammad Sanaulhua

Civiltà è anche trovare il coraggio di denunciare chi viola le regole, senza paura di ritorsioni, anche in occasioni traumatiche come quella che raccontiamo.
Buhiyan è pakistano, immigrato in Italia da alcuni anni, lavora in un ormai caratteristico chiosco di piadine, panini e kebab aperto giorno e notte, in via Andrea Costa, davanti allo stadio di Bologna.
Spesso lavora di notte e a volte si trova ad avere a che fare con clienti difficili: tra questi, uno in particolare, era da tempo noto per frequentare il chiosco con diversi amici, e dopo aver promesso di pagare per tutti, andarsene senza dare un centesimo. Proprio questo cliente una sera, coltello alla mano, ha rapinato Buhiyan di tutto l’incasso, colpendolo ripetutamente, dopo averlo minacciato, con calci e pugni e mandandolo al pronto soccorso. Dopo una denuncia formale, il rapinatore è rimasto a piede libero in quanto polizia e carabinieri non erano riusciti ad identificarlo e a rintracciarlo. L’episodio si è ripetuto, in modalità simili, dopo diversi mesi, nella più completa tranquillità dell’aggressore che si è dichiarato mafioso ed appoggiato da tante persone, e quindi certo di non poter essere punito; è in seguito a questa seconda rapina che Bhuiyan, avvistato il colpevole in un bar della zona, lo ha prontamente segnalato alle forze dell’ordine che hanno provveduto con l’arresto e il riconoscimento formale.

Frank, questo il soprannome dell’uomo arrestato, si è rivelato essere un pugile professionista; da qui la gravità dell’aggressione al piadinaro. Anche trovandosi in un paese straniero, con una rete sociale non solida come quelle di chi vive in città da sempre, Bhuiyan ha denunciato con coraggio il reato di cui è stato vittima, trovando una solidale ed efficace collaborazione da parte di carabinieri ed offrendo a loro un valido sostegno per le indagini.

Giampiero Priori

Giampietro Priori, pensionato di 80 anni, dà il suo contributo ad una città civile direttamente sulla strada. Da 8 anni svolge il ruolo di assistente civico e dal lunedì al venerdì tutela la sicurezza dei pedoni al passaggio pedonale tra le vie Marzabotto-Monterumici, davanti ad alcuni asili e scuole dell’infanzia .

Tante volte la strada è proprio il luogo in cui l’attenzione per l’altro e il senso civico più sono necessari: ricordarsi che la strada non è solo la propria e che è prima di tutto luogo di incontro, cambia il volto alla nostra città. Per questo il signor Priori svolge il suo servizio di tutela per i pedoni, che è innanzitutto occasione per rendere sicuro il passaggio di chi si muove a piedi, a difesa di quel fiume di automobili che tante volte si sentono padrone della strada e della città. Un’ora, per tutelare chi cammina nel momento più trafficato del mattino: un’ora che però si prolunga sempre, per salutare e scambiare qualche battuta con quanti passano, per dare il buongiorno, chiedere come va, e salutare i passanti della zona, che è il suo quartiere d’origine. “Da quando lavoravo come geometra capo cantiere, mestiere che ho fatto per tutta la vita” racconta il signor Priori, “ho mantenuto l’abitudine a salutare tutti quelli che incontro, così come si faceva quando si entrava in cantiere. È un’usanza che ho appreso dai titolari dell’azienda per la quale lavoravo, che quando arrivavano là dove stavamo lavorando salutavano tutti noi dipendenti uno a uno”. Un’abitudine ed una cordialità apprezzati e familiari: già in questi giorni di fine estate i passanti gli chiedono quando ricomincerà il suo lavoro nella sua postazione ormai abituale.
Mentre aiuta i pedoni, regola complessivamente il traffico delle auto dell’affollata via Marzabotto, nella quale, tra gli ingorghi e le auto in seconda fila spesso anche gli stessi messi a quattro ruote faticano a circolare: perfino gli autisti lo salutano abitualmente, grati dell’aiuto che lui dà per destreggiardi tra tante auto che si muovono frenetiche.
Il signor Priori, che si esercita nella civiltà in senso lato, da poco ha installato nel suo appartamento i pannelli solari per usare un’energia pulita. L’età e una moglie con necessità di assistenza gli impediranno probabilmente di riprendere il servizio per l’anno scolastico che inizia ora: con lettere sul giornale e appelli a conoscenti ha tentato, fin’ora invano, di cercare un sostituto per questa mansione che fin’ora lui ha svolto a cadenza giornaliera. Ci auguriamo che la candidatura possa ancor più stimolare quanti hanno un po’ di tempo libero a prendersi questo impegno “civile”.

Francesco Pontieri

Francesco Pontieri ha 80 anni, e da tre abita a Bologna.  “Dove” scrive ”vorrò vivere fino alla mia morte, trovandomi in una città accogliente, libera e civile”.
All’arrivo in città, il suo impegno civico l’ha svolto soprattutto dentro le mura domestiche. Racconta: “Provengo dalla provincia di Cosenza e mi trovo in questa città dal 2007, da quando accompagnai mia moglie ammalata di tumore al fegato per essere curata e guarita; purtroppo durante questo anno è deceduta”. In questi anni il signor Pontieri ha accudito la compagna con straordinaria umanità, sia a casa che in ospedale, continuando ad essere marito esemplare e premuroso. Ora vive con due dei suoi quattro figli, entrambi impiegati nella sanità e scapoli, senza far mai mancare loro il suo aiuto e conforto, inducendoli ad essere costantemente laboriosi e rispettosi della legge e dei regolamenti delle istituzioni, non deturpando mai l’ambiente ed eseguendo la raccolta differenziata dei rifiuti.
Numerosi sono anche gli scritti, in poesia e in prosa del signor Pontieri, che conclude definendosi orgoglioso di considerarsi cittadino di Bologna. Il rispetto per le altre persone, del resto, comincia proprio da dentro alle mura domestiche.

Silvia Zucchini e Annamaria Perni

Silvia Zucchini e Annamaria Perni sono due infermiere del Giovanni XXIII, struttura sanitario – residenziale che ospita persone anziane. In un luogo che raccoglie tante persone, più o meno autosufficienti, è importante poter contare su lavoratori positivi e allegri.
Per questo la figlia di una persona che risiede nella struttura ha voluto candidare queste due impiegate, meritevoli di portare davvero il sorriso ai pazienti e agli ospiti, ed anche agli occhi dei parenti e visitatori brillano per disponibilità, pazienza, bravura, competenza e, soprattutto, gentilezza. “È solo il nostro lavoro”, commentano le due lavoratrici. “I lavori di utilità pratica sono il meno” raccontano; “si tratta per lo più di mettersi in ascolto di queste persone, risolvere i loro problemi ma anche, semplicemente, ricevere uno sfogo, o aiutare nel mantenere il buonumore. All’ordine del giorno ci sono piccole discussioni tra i vari inquilini, problemi ordinari di integrazione, di queste persone che soprattutto hanno timore di rimanere sole”. Il loro atteggiamento fa davvero sì che queste persone, che spesso necessitano cure o assistenza anche nelle faccende di logistica più ordinaria, non si sentano dipendenti o svilite per questo loro bisogno, ma sinceramente seguite e aiutate con buon cuore e disponibilità.
Al Giovanni XXIII chi vive in questi “alloggi protetti” vive come a casa propria, con la stessa autonomia, ma semplicemente con una supervisione in più, un contatto diretto con le infermiere e assistenza per trasporto, pulizie ed eventualmente anche per mangiare. Tante sono anche le attività di animazione e socializzazione, alcune proposte dalla direzione, come corsi di cucina, di cucito, altre che sorgono spontaneamente dall’avvicinarsi delle persone che risiedono lì e che piano piano formano una comunità.

Nicola Spolaore

C’è un modo civile anche per essere figli di papà. È il caso di Rachele Ponzellini ed Elsa Gnudi, figlie di Massimo e di Piero, che hanno deciso di rendersi giovanissime madrine di un’insolita partita a carte. Complice e co-  organizzatore Nicola, oste storico ma non troppo dell’Osteria del Sole di vicolo dei Ranocchi, che ha concesso loro, come suo primo contributo, l’uso del suo locale durante una domenica di chiusura.
È partita così una piacevole partita a tre sette, rigorosamente a soldi, come usava nei bar e nelle osterie più frequentate: soldi che però sono andati a finanziare la costruzione di un ospedale a Salto, in Uruguay, dove oggi si trovano le ragazze. C’è chi ha giocato e perso, c’è chi ha vinto ma si è trovato con in mano un abito vintage per signora; c’è anche chi invece, ha dato la sua donazione senza nemmeno toccarle, le carte. Personaggi importanti, chiamati dall’occasione e anche dalle tante reti di conoscenze dei papà: usate per una volta non per i propri tornaconti personali ma per mettere in sinergia un’iniziativa di beneficenza e di tradizione. E così i giocatori più incalliti si sono sfidati in un pomeriggio di convivialità da bar di altri tempi.

Giorgio Nanni

È nevicato, te lo segnala la luce che filtra e subito dopo senti il rumore della pala con cui il signor Nanni pulisce i marciapiedi. È molto presto, ma dal suo passato contadino gli è rimasta l’abitudine alle alzatacce e poi ci sono le suorine che escono per la messa e non devono avere difficoltà. A questa sensazione, simmetrica c’è quella autunnale quando si sente il rumore della scopa di saggina che spazza i marciapiedi dalle foglie. Nessuna lo ha incaricato, nessuno lo paga.
Il condominio, il grande condominio, è tutta la sua casa. Con discrezione regista le presenze rapsodiche di luoghi abitati prevalentemente da studenti e ti sa dire, se una macchina o un motorino ostruisce il passaggio, a chi ti devi rivolgere per farli rimuovere. Abita qui da tempo immemorabile e dei luoghi è la memoria storica. C’è chi gli affida piante e fiori nelle lunghe assenze estive e, dalla simpatia che suscita nei bambini, potrebbe svolgere benissimo il ruolo di “tata condominiale”.
La buona volontà e l’impegno disinteressato, oltre al garbo di chi parla solo sottovoce, ne fanno un produttore esemplare di “capitale sociale” di cui beneficiano un buon numero di persone, ma in un contesto più ampio non ci sarebbe nessuna differenza nei risultati. Salvo i limiti di un’età che nessuno conosce, che assolutamente non dimostra ma che, da alcuni indizi, non dovrebbe essere certamente giovane.

Giancarlo Nanni

In una società che in ogni messaggio ci spinge sempre più a comportamenti usa e getta, a partire dalle pubblicità, fino ad arrivare al fatto concreto che sempre più spesso sembra più economico comprare un oggetto nuovo piuttosto che riparare il vecchio, Giancarlo Nanni costruisce il suo messaggio di civiltà nel piccolo ma longevo negozio di elettronica.
Negozio storico, aperto da più di sessant’anni, i fratelli Nanni non hanno mai smesso di praticare l’arte (che sembra ormai antica) del riparare: piccoli elettrodomestici, ventilatori, ferri da stiro, robot da cucina. Anche quando i servizi di assistenza delle varie nuove e famose marche avrebbero suggerito l’acquisto di un nuovo prodotto, e dichiarato la morte di quello non più funzionante, le amorevoli mani dei due “ciappinari” fanno tornare alla vita questi oggetti. “Le persone trovano questi oggetti  in casa, tra i ferri vecchi, o li comprano addirittura ai mercatini, o semplicemente si rompono loro in mano dopo anni di amorevole servizio: io le metto tutte a posto, ogni giorno me ne arrivano di rotti, e se ne escono da qui (quasi) nuovi”.
“Ci tengo alle cose belle”.