Giovanni Gargiulo

Il suo locale viene frequentato da una clientela vasta e variegata che può contare sempre sulla sua calorosa accoglienza. Nello “sciogliere il ghiaccio”. Sarebbe però una bugia dire che Giovanni non faccia distinzioni tra i suoi clienti: non è un segreto che i suoi preferiti sono i “bimbi”, tutti quanti, anche se si diverte di più con i più rumorosi, con quelli che gridano e ridono. Bambini che, in altri locali, provocherebbero le proteste di altri clienti, da lui sono i protagonisti assoluti. Il suo segreto sta proprio nella capacita di strappare un sorriso a chiunque e di questo i bambini sono i testimoni. Sono puri ed onesti: gli regali un sorriso sincero e te lo ricambiano; se il sorriso è finto se ne accorgono.

Da trent’anni gestisce ristoranti di successo, prima il Piedigrotta e adesso la Scalinatella, ma nonostante tutto non ha mai dimenticato le sue origini, la povertà e la fame. Per questo, tra i suoi clienti più fedeli, c’è anche Vincenzo, un senzatetto che vive sotto i portici tra Via Guerrazzi e Via Santo Stefano. Da più di vent’anni il cuoco di turno gli prepara un pasto caldo e un bicchiere di vino al giorno: l’unica cosa che gli fa pagare è il caffè, perché “i vizi si pagano”!

Rino Trentini

Il signor Rino Trentini ha da più di 10 anni una convenzione con il Comune di Bologna per curare il giardino pubblico di via Ghiberti, in zona Massarenti: se ne occupa in maniera impeccabile e, come fa sapere il quartiere, nessuno in questi anni si è mai lamentato ma tante sono state invece le lodi. Ma ancora prima di questo è persona di fiducia di quanti abitano nel suo palazzo e nella sua zona, affidabile riferimento per lavoretti di qualsiasi genere e per attività di utilità pubblica nel condominio: ha le chiavi di quasi tutti gli appartamenti, è responsabile della saletta condominiale e, da quando è andato a pensione nel 1993 dopo più di 50 anni in cui ha svolto la professione di macellaio, si occupa del suo condominio e della sua zona con incessante impegno.

“Se c’è la compagnia e la fiducia di chi mi sta attorno”, dice, “il lavoro è piacevole e leggero”. E così dal 1995 ha accettato di occuparsi per conto del Comune del giardino attiguo a casa sua, con attenzione e premura verso le necessità di chi lo utilizza, della sua bellezza, e anche della raccolta dei rifiuti che vi vengono gettati. È solerte nel richiedere sempre al Comune nuovi dettagli per renderlo più accogliente e funzionale: tavoli in cui soprattutto le persone anziane si siedono a giocare a carte, fontanelle, giochi per i bambini. Ma anche bravissimo nel catalizzare le risorse del quartiere per mantenere il parco in ottimo stato quasi senza spese: con le vernici che avanzavano nelle cantine dei suoi condomini ha dipinto il muro di confine del giardino, con le piastrelle rimaste ad un altro ha ottenuto di poter pavimentare quel po’ di terra sotto i tavoli affinché non si debbano appoggiare i piedi sulla terra. Perfino, una signora che passando per il parco lo ha trovato intento a dipingere il muro, ha deciso di farle lei stessa una donazione per comprare una vernice resistente per imbiancare tutte le colonne dello stesso tono.

L’attenzione per il parco si estende ad una più grande attenzione per l’ambiente, che lo porta a differenziare autonomamente i rifiuti lasciati nei bidoni all’interno del parco e sollecita le persone a separare bene i rifiuti in casa: ha messo anche, nella sua zona, le chiavi dei bidoni dei rifiuti organici attaccati ai bidoni stessi in modo che, anche quanti dimenticano la propria chiave a casa possano non dover gettare l’umido assieme alla spazzatura indifferenziata. Un’insieme di attenzioni che esulano dalla convenzione per il giardinetto e vanno via via ad occupare tutti gli ambiti della vita della zona e dei suoi abitanti: proprio così come dovrebbe essere la vera civiltà, pervasiva di tutti gli ambiti del vivere e del convivere, presente dentro casa propria così come negli spazi comuni e in tutta la città.

Paola Tolomelli

Per l’iniziativa che avete in corso, vorrei segnalare il nome di mia moglie Paola Tolomelli, Via Arcangelo Corelli, 21, Bologna. Mia moglie è appassionata di giardinaggio e si adopera per acquistare a sue spese fiori e piante che sistema per abbellire il giardino condominiale del palazzo dove abitiamo. Inoltre, tiene pulito durante tutto l’anno il marciapiede che è bello lungo, sulla strada, davanti al nostro palazzo in Via Corelli che comprende sia il numero civico 19 che il 21. Tiene pulito il marciapiede da erbacce, cacche di cani, cartacce che purtroppo non mancano mai. Nella borsa tiene sempre dei guanti di gomma che usa spesso quando va in giro in bicicletta e quando può si ferma a raccogliere cartacce nei giardini della nostra zona.

Miriam Stagni

Miriam Stagni è insegnante di inglese all’Istituto Laura Bassi di Bologna. E fa semplicemente il suo lavoro: con un apparente “difetto”, non sa dire mai di no. Per questo in tutte le scuole nelle quali le è capitato di passare, bastano pochi mesi dal suo arrivo per essere risucchiata in tutte quelle preziosissime attività delle scuole che richiedono un grande impegno ed entusiasmo in cambio di una minima retribuzione. Organizza gli scambi con l’estero, ha un ottimo rapporto con i ragazzi, e da anni ha deciso di portare ufficialmente dentro la scuola tutti quei temi che la attraversano ma non sono di certo presenti fra le materie: attenzione alle pari opportunità, sensibilizzazione alle differenze di genere, inter-culturalità. E così, per esempio, dopo aver fatto entrare in contatto le sue classi e la sua scuola con la Casa delle donne per non subire violenza come realtà di volontariato, in questi ultimi anni si è dedicata all’integrazione dei ragazzi stranieri alle Laura Bassi, fondando un gruppo di docenti che si occupa di questo aspetto. Da qualche anno organizzano, assieme agli studenti all’interno di un’assemblea di istituto, una festa multiculturale, che vuole unire varie realtà di vari paesi in una stessa giornata, scegliendo di anno in anno un tema diverso, dal ballo alla cucina, dalla storia alle arti. Un’occasione per conoscere, per conoscersi, e perché no, per parlare con gli studenti.

Basta dunque la virtù civica di Miriam e dei suoi colleghi e colleghe, quella passione che li anima nel loro lavoro svolto davvero con dedizione, a far cambiare volto alla scuola intera, e con lei, un po’, anche alla città.

Giovanni Rondelli

Per coltivare la civiltà nella nostra città c’è bisogno anche e soprattutto di persone che oltre a praticarla, educhino gli altri a crescervi. La civiltà dovrebbe essere alla base del vivere comune, mattone fondamentale delle relazioni di chi divide il tempo e lo spazio con noi: ma spesso sono tanti gli atteggiamenti che, tanto più quando fatti soprappensiero o in maniera inavvertita, minano alla base il clima di rispetto e responsabilità che dovrebbe regnare in città.

Atteggiamenti che, ricalcando forse un luogo comune ma con un fondi di verità, sono più presenti in situazioni di disagio sociale e psicologico.
Per questo è così prezioso l’esempio di chi, partendo dai più piccoli, si prodiga nel fondamentale lavoro dell’educazione. È quello che fa Giovanni Rondelli, un ragazzo di poco più di 20 anni che da vari mesi si dedica quasi completamente alla formazione e all’assistenza dei bambini ed adolescenti nella parrocchia salesiana di Don Bosco a Bologna. Tra servizio civile e volontariato si occupa di animare un gruppo di ragazzi delle scuole medie, durante l’anno e durante le vacanze, e gestisce il campo solare estivo della parrocchia. Il suo lavoro si offre ogni pomeriggio quando presso le strutture della chiesa arrivano ragazzi, sia mandati dalle famiglie che dai servizi sociali del quartiere, per fare i compiti, fare sport, e passare un po’ di tempo con i loro coetanei e qualche figura di aiuto. Ragazzi giovani e spesso in difficoltà: è qui che entra in gioco il lavoro più delicato di Giovanni, quello di avvicinare i ragazzi più problematici, tentando con le parole e con l’esempio di trasmettere le regole e i valori del vivere in una comunità.

Florestiana Pirillo

Non c’è dubbio, oggi più che mai viviamo nella società della fretta. Ognuno corre, senza un minuto per fermarsi, tra i numerosi appuntamenti della propria giornata, da casa al lavoro, da un impegno all’altro. Eppure tante volte varrebbe la pena di rallentare: per prendersi una pausa, per godere della vista delle strade che percorriamo, per prestare attenzione a ciò che incontriamo, per apprezzare i tanti spostamenti che facciamo.
O anche, sulle strisce pedonali, potremmo rallentare se vediamo attraversare insieme a noi una persona anziana o qualcuno che cammina lentamente o con fatica; per tenere il suo passo, per arrivare sull’altro marciapiede insieme.

E’ quello che fa Florestiana Pirillo, una mia collega professoressa dell’Istituto Aldrovandi Rubbiani. Un gesto particolarmente importante in una città in cui il rispetto di chi guida per i pedoni è molto scarso e dove persino il diritto alla precedenza sulle strisce è quasi del tutto abolito. Gli anziani si muovono con difficoltà nel traffico, non sono in grado di scattare per evitare pericoli o di attraversare la strada velocemente. Per questo due pedoni invece che uno sulle strisce sono meglio e sono anche più visibili.

La civiltà non sta solo nel gesto ma anche nel suo silenzio, nella sua non rivendicazione, nell’attenzione regalata senza creare neppure l’imbarazzo del “vuole che la aiuti?”. Un gesto piccolissimo ma indice di un impagabile atteggiamento generale di attenzione all’altro.

Gilbert Nokam Togum

La qualità della vita di una città si intravede forse anche nella cura dei momenti più ordinari a abituali. È l’esperienza di Gilbert Nokam Togum, studente all’ultimo anno della specialistica di ingegneria che impiega ogni giorno parte del suo tempo dedicandolo ad un associazione di volontariato, l’Associazione Multiculturale Stella Nostra. L’idea del servizio, per il quale viene contattato e richiesto dal Comune, è semplice: rendere l’uscita da scuola dei ragazzi un momento sicuro e tranquillo. E così presta il suo prezioso aiuto in varie scuole elementari del quartiere Saragozza, al momento dell’entrata e dell’uscita, per fare in modo che il traffico non minacci gli scolari, e che essi possano attraversare, soli o accompagnati dai genitori, in piena tranquillità. Anche dove è organizzato un servizio di scuolabus, si occupa di prendere i gruppi di ragazzi che scendono dal pullman e accompagnarli fino all’entrata della scuola.

È così che un momento potenzialmente trascurato, o a volte preso a mano da agenti della polizia municipale, può essere gestito con il solo sforzo dei volontari che, in autonomia, si prendono cura dei ragazzi e della strada.

Salvatore Nasti

La civiltà di una città non si misura solo sulle grandi cose ma anche, e soprattutto, sui fatti quotidiani che rendono più leggera o, all’opposto, più pesante la vita di ognuno. Potremmo calcolarla anche in gesti di gentilezza, in sorrisi e, perché no, anche in “buongiorno”, una parola che nel tempo si è diradata a causa di una vita frenetica che ci isola sempre più dagli altri.

Per questo candido al “Premio Bologna Città Civile” Salvatore Nasti una persona che ha l’abitudine di donare tutti i giorni questo bene prezioso. In piedi dietro al suo bancone in via San Vitale, il suo sorridente e sonoro “buongiorno” accoglie tutti quelli che entrano nel suo bar, siano essi frequentatori assidui o clienti occasionali. Il suo gesto è talmente spontaneo che un giorno una donna nel cogliere al volo con sorpresa il dono della magica parola ha risposto “Che bello cominciare la giornata con uno squillante buongiorno”.

Una piccola storia ma emblematica dei tempi che viviamo. Sarebbe bello che un giorno non lontano, il caso del barista gentile, fosse una storia ordinaria.

Fabrizio Mori

In via Guerrazzi, nel centro storico di Bologna, da circa 18 anni un senza fissa dimora, è stato preso a cuore da alcuni residenti e commercianti. Lo aiutano in tutte le sue necessità primarie: nell’alimentazione, nella pulizia, nell’abbigliamento ed anche nelle cure. Da un po’ di tempo Pasquale, questo il suo nome, ha una gamba con seri problemi. Fabrizio Mori, un commerciante molto affezionato a Pasquale, ha segnalato il caso ai servizi sociali, e da pochi giorni ha finalmente ottenuto per lui il ricovero in ospedale. Anche ora che si trova lontano da via Guerrazzi, Pasquale riceve visite quasi quotidiane del sig. Mori, che gli procura vestiti, libri e tutto il necessario per fare fronte alle sue necessità.

Il rapporto tra i due è consolidato, e, se si può dire, di aiuto reciproco. Di fatto la presenza di Pasquale in via Guerrazzi funziona da deterrente per i ladri, soprattutto di notte.

Il signor Fabrizio si è autocandidato innanzitutto per far conoscere la storia di Pasquale con la speranza che qualche struttura o autorità aiuti i commercianti e gli abitanti di via Guerrazzi nella loro costante e amorevole attività di aiuto a Pasquale.

Sonia Minute

La sicurezza di una città non è data solo dalle telecamere e dalle forze di polizia presenti per le strade, dai controlli e dallo spray al peperoncino; piuttosto dipende in primo luogo dal sostegno reciproco e dalla civiltà dei cittadini che solo nell’attenzione reciproca possono riuscire a creare quella rete di solidarietà che, sola, fa da tutela contro la criminalità ed i bullismi.

È questo ciò che è accaduto venerdì 18 settembre in pieno centro a Bologna: due ragazze aggredite da un gruppo di coetanee hanno trovato rifugio nel bar di Sonia Minute, cha ha accolto, con la collaborazione delle sue dipendenti e dei suoi clienti le due malcapitate, liberandole dall’assedio delle altre ragazze. Nelle parole della titolare “ospitarle e chiamare aiuto è sembrato il minimo che potessi fare. Chiunque abbia un po’ di senso civico non si sarebbe potuto comportare diversamente”; ma nella realtà dei fatti non è stato così e le ragazze hanno dovuto attendere non poco prima che qualche cittadino le aiutasse ad uscire da una situazione difficile, dopo essere già state cacciate da un altro esercizio. Quando l’aggressione stava per diventare un pestaggio due cittadini sono intervenuti accompagnandole dentro questo bar di Strada Maggiore.

La civiltà di un gesto che dovrebbe avere tutto dell’ordinario ed invece si trova ad essere raro e prezioso  è indicativo della necessità di maggiore solidarietà e alleanza tra quanti si trovano a vivere nella città.