Cesare Tommasini

Le nostre città cambiano: si parla di quartieri-dormitorio, abitati da estranei e percorsi sempre meno da pedoni. Il sempre crescente volume di traffico ha reso le strade pericolose, e tutti ci sentiamo meno liberi di frequentarle.

Eppure molti di noi ricordano le nostre strade e i nostri quartieri pieni di vita, popolati da presenze familiari: è lì che, da ragazzi, abbiamo imparato a pattinare, ad andare in bicicletta, a stare in mezzo alla gente. Abbiamo percorso ogni giorno la strada verso la scuola, in compagnia dei nostri compagni del quartiere, sentendoci già autonomi e un pò adulti.

Perché, ora, non permettere anche ai nostri figli di acquistare la stessa autonomia, nonostante i pericoli?

Un gruppo di genitori della scuola elementare A. Grosso si è chiesto come fare, e dai loro sforzi, con l’appoggio di alcuni insegnanti, è nata un’iniziativa volta a riqualificare il territorio e ripopolarlo di presenze amiche, permettendo ai ragazzi di andare a scuola da soli, o meglio, in gruppo con i compagni.

Il progetto, denominato “Affacciati alla finestra”, nato per gli alunni delle classi quarte e quinte (ma i fratelli minori si possono aggregare), è partito all’inizio di febbraio 2008 presso la scuola Grosso nel quartiere Navile, e prosegue tuttora, estendendosi alla scuola media Testoni-Fioravanti.

Il territorio ha risposto con entusiasmo, dando quella partecipazione fattiva senza la quale non sarebbe stato possibile realizzare il progetto: fondamentale è stato l’appoggio ottenuto da negozi, edicole o centri sociali, i cui esercenti o frequentatori hanno dato la disponibilità per vigilare ed aiutare i ragazzi negli attraversamenti pedonali piú rischiosi.

In particolare vogliamo ricordare l’indispensabile apporto del Sig. Cesare Tomassini –edicolante di Via Fioravanti: la sua edicola, posta di fianco alla chiesa di S. Girolamo dell’ Arcoveggio, è un punto di passaggio centrale per gli abitanti del quartiere. Nell’ora di punta, via Fioravanti è percorsa da centinaia di auto, e il passaggio pedonale davanti all’edicola, pur se evidenziato da strisce, è spesso inosservato.
Ma “il nostro amico Cesare”, tenendo fede all’impegno preso con le mamme e i papà, non si limita a dare un’ occhiata ogni tanto: spesso esce dall’edicola e accompagna i nostri ragazzi nella difficile traversata.

Oltre a questo, ci tiene informati: insieme al resto del giornale, ci dà piccoli aggiornamenti (“sono sempre puntuali!”, “oggi erano in tanti”, ecc.), che ci fanno sentire quanto la sua disponibilità sia vera e spontanea.

É ancora una piccola cosa, qualcuno dirà: ma è anche da queste piccole cose che i ragazzi imparano il valore della solidarietà. E, se lo facessero tutti, forse nelle nostre città la vita sarebbe migliore.

Guido Rossi

rossiUn cinema che è una “perla”. Sembra un’utopia o il racconto di fantasia ambientato in un passato lontano, un cinema dove l’operatore compra anche di tasca sua l’impianto audio, se manca, ma è la realtà del cinema che tiene in vita, senza possederlo, Guido Rossi, con impegno e con passione: come volontario. Ad animarlo un desiderio ormai sopito nei più: l’amore per il cinema, per la musica, ma prima di tutto la voglia di fare qualcosa che possa aiutare a stare bene assieme, per creare un legame con la comunità, parrocchiale ma anche del quartiere, di proporre attività che arricchiscano la mente, l’umore ed anche le relazioni. Il segreto? Guido riesce a tenere in vita una rete di tanti volontari ben divisi fra maschere, operatori, addetti al bar e responsabili della sicurezza e del pronto soccorso. Tutte persone che fanno altro nella vita: medici, impiegati, professori.

Il programma della sala del Cinema Perla è ricco e vario, apprezzato dai più: dal cinema ogni fine settimana, alla musica, alla compagnia teatrale locale Lolec, fino ad arrivare al festival di Sanremegidio e alle varie occasioni in cui, assieme a tutto il suo personale, viene data in affitto.

L’attenzione alla vita culturale della città, e al fatto che questa porti un arricchimento anche in termini di relazioni è, se ci si scusa il gioco di parole, una vera e propria perla rara. Il sig. Rossi se ne occupa da quasi 5 anni, curandosi che chi entra non si senta un numero, ma una relazione, “il centro di un rapporto che orami tra i vari multisala si è del tutto perso”. 

Curandosi anche che una realtà preziosa per una comunità di un territorio, diventi una ricchezza anche per altre: per questo a maggio passato, per ogni spettatore il cinema donava un euro da inviare in Abruzzo, alle vittime del terremoto, e agli spettatori stessi era proposto di fare altrettanto. A fine stagione 900 euro sono stati inviati all’iniziativa di Trulli per l’Aquila: una piccola cifra, molto significativa per gli organizzatori.

Dario Raspanti

raspantiSvolgere il proprio lavoro in maniera corretta e scrupolosa è senza dubbio segno di grande civiltà: ancora di più lo è quando alla scrupolosità si aggiunge il buon senso e l’attenzione verso quanti incontriamo e serviamo come professionisti. Dario Raspanti è impiegato presso le casse di una delle filiali Unicredit in città: in particolare nelle filiali più piccole è ancora possibile conoscere i propri clienti quasi uno ad uno, ricordandosene nome, situazione familiare e non solo. E così quando un anziano cliente abituale si è presentato al suo sportello richiedendo di prelevare 5000 euro per sistemare alcune questioni riguardo ad un’eredità presso un notaio, il sig. Raspanti ha deciso di disobbedire temporaneamente alla norma che impone di dare al cliente sempre la ragione, fermandolo per un poco e accertandosi, telefonando alla figlia notaio, che il denaro fosse davvero necessario e che i familiari ne fossero al corrente. Il racconto fatto dall’anziano ricalcava in tutto e per tutto infatti la dinamica di quelle truffe create per pensionati di età avanzata, racconta: e pare che ci abbia visto giusto. Appurato con la figlia che non era in programma nessuna sistemazione relativa all’eredità, e fatto ritorno all’appuntamento con i fantomatici funzionari essi, fiutato forse l’intoppo, si erano dileguati.

Franco Paolini

paoliniLa città è cambiata in fretta, e con lei cambiano le generazioni, le abitudini, i saperi. Cambia quello che si impara a scuola e a casa e in funzione di questo cambia anche quello che si andrà a fare “da grandi”. E così per le strade gli artigiani scompaiono lasciando posto ad altri negozi e ad altri esercizi più redditizi.

Il signor Franco Paolini è in pensione da qualche anno: ha l’hobby della lavorazione del legno e ha deciso di trasmettere questa sua passione ai più giovani. Così ha messo tutto il suo sapere e la sua passione a disposizione del progetto MASTR’APPRENDISTA, regalando più volte alla settimana il suo tempo ai bambini e ai ragazzi che partecipano a dei laboratori organizzati, distinguendosi via via per la sua simpatia, per la sua disponibilità, per la sua dedizione e le sue doti di collaborazione. 

La civiltà è a volte anche la pazienza di insegnare, il fare insieme, il costruire, l’imparare un sapere che ci racconta anche qualcosa della città: attività che il signor Franco svolge al meglio e che potrebbe essere esempio per tanti.

Nicoletta Maldini

maldiniCandido al Premio “Bologna città civile” Nicoletta Maldini della Libreria Trame in via Goito. In un periodo in cui le piccole librerie chiudono, in un’area della città non sempre ben frequentata, tra le mille difficoltà che incontra un’impresa di donne che nessuna legge o ordinanza aiuta, loro ce la fanno. Lottano tutti i giorni per garantire un servizio di qualità, basta una telefonata per farsi mettere da parte un libro, per trovarne uno introvabile, per avere un consiglio sempre azzeccato. Con le loro piccole mostre, letture, attività offrono mille spunti di socialità. Hanno sempre un sorriso e un caffè per tutti. I bambini lì trovano uno spazio adeguato per leggere e chiacchierare, e portarli via dalle Trame, una volta entrati, è davvero difficile. Candido queste ragazze per la passione e l’allegria, e per aver creato un piccola oasi di garbo e gentilezza nel centro di Bologna.

Francesco La Rosa

la rosaCiviltà, a volte, è anche una tanto complessa quanto semplice gestione del tempo. Tempo che può essere speso tra il lavoro, quello retribuito, e i mille lavoretti, quelli che servono forse più dell’occupazione ufficiale ma per i quali ci si spende gratuitamente.

Questa è la storia di un ferroviere che “non fa niente di che”. Lavora ogni giorno alle ferrovie, fino alle tre del pomeriggio, per poi trasformarsi in jolly per tanti, in tanti luoghi. E allora a volte c’è da andare alla Coop per prendere e portare la spesa ai tanti anziani che non hanno la disponibilità e la possibilità di uscire per farsela da soli, o di mandare qualche parente o conoscente. Altri giorni c’è bisogno di andare ad aiutare gli ospiti a Villa Bernaroli, al centro anziani, che rischia di chiudere per mancanza di personale, ma che sarebbe un vero peccato se dovesse interrompere la sua attività. Qualche pomeriggio, ancora, i volontari del gruppo San Bernardo, che aiuta psicologicamente e concretamente quei cittadini che sono rimasti vittime di furti o truffe, hanno necessità di qualcuno che dia loro una mano per i loro incontri, e cioè per allestire la sala, spostare tavoli e sedie, distribuire volantini.

Tante inezie, che messe una accanto all’altra costruiscono i tanti tasselli di una civiltà che è prima di tutto sentirsi parte di una collettività e parteciparvi con la propria umanità ogni giorno. Francesco La Rosa “non fa niente di che”, e per questo è stato candidato da Paolo, del gruppo San Bernardo: ma ci riesce difficile immaginare quanto migliorerebbe la città se, questo “niente di che” lo facessimo tutti.

Valentina Gandolfi

gandolfiC’è chi, come Valentina Gandolfi, per l’aver dimostrato senso civico si trasforma in una sorta di “eroe per un giorno”, epiteto assai meritato quando l’attenzione verso chi ci sta attorno supera in maniera così rilevante una sempre più diffusa indifferenza e concentrazione su di sé che popola le nostre strade, i luoghi pubblici, gli autobus.

E proprio su un autobus si è svolta la storia che vede protagonista Valentina e che sembra un epica lotta tra civiltà e inciviltà: salita su una linea urbana al settimo mese di gravidanza, presta particolare attenzione a chi sta seduto, per vedere se qualcuno si alza per cederle il posto (cosa che per altro non accade, grave nota di inciviltà in questa particolare storia). In questa attesa si accorge dei movimenti sospetti di una coppia di persone, una seduta di fronte a lei, di cui presto scopre le intenzioni e il modus operandi; lui apre le braccia per attaccarsi ai sostegni del bus, lasciando aprire il suo ampio cappotto, coprendo così le abili mani della sua compagna che frugano nelle borse dei passeggeri per cercare portafogli, denaro, valori. In una brusca frenata Valentina scopre cosa accade dietro il cappotto, cogliendo la complice con le mani nella stopper di una ignara signora e grida al ladro. Ma la ladra interrompe al volo la sua attività, e nessuno dei passeggeri le crede e le dà ascolto, così che la coppia ha tutto il tempo per scendere alla prima fermata, lanciandole uno sguardo eloquente.

È qui che il senso civico ha la meglio anche sul buon senso di una donna in stato interessante: alla fermata seguente, incapace di soffocare l’indignazione per l’accaduto, scende anche lei dall’autobus e dopo aver chiamato il 113 per segnalare l’episodio, si incammina, quasi corre, verso la fermata precedente per inseguire i malfattori e chissà magari tentare almeno di farsi aiutare a fermarli dalle persone che aspettano l’autobus. Riesce a vederli proprio mentre salgono su un altro bus, memorizzandone le fattezze e richiamando la polizia per fornirne una precisa identificazione e descrizione fisica. Grazie a questa le volanti della polizia riescono a fermare il bus poche centinaia di metri più avanti e prendere i due, già da tempo noti alle autorità ma ancora imprendibili.

Un’attenzione questa, esempio di come la sicurezza nelle nostre città può essere una realtà se tutti ci esponiamo per costruirla. Resta però in parte il timore delle conseguenze di un gesto tanto civile: infatti i ladri hanno già scontato la pena detentiva e sono di nuovo liberi. Risiedono pare proprio nello stesso quartiere di Valentina, che ora ha partorito il suo bambino. La sicurezza di mamma e figlio ora dipenderà forse dalla civiltà dei suoi concittadini e vicini.

Mirella Bazzocchi

Dopo qualche anno di volontariato nell’ambito dell’assistenza linguistica agli stranieri, all’interno di CGIL, Centro Famiglie San Donato, Isia, Mirella Mazzocchi ha fatto la scelta di mettere per così dire la propria responsabilità “in proprio” e da un anno aiuta durante le ore scolastiche una bambina del Bangladesh nell’apprendimento dell’italiano: fa, come dire, da insegnante di sostegno volontaria, dedicandole del tempo per consolidare la lingua e portarla al livello dei suoi compagni di classe. Tre ore ogni settimana: un impegno preso quasi per caso, grazie alla conoscenza di una maestra che ha sollecitato il suo aiuto. È consapevole, dice, che si tratta di una goccia, in un mare di situazioni simili e che avrebbero la stessa necessità di essere seguite; e aggiunge che servirebbe che certe realtà fossero prese a cuore in maniera organizzata e pubblica. Ma attendere l’intervento istituzionale spesso non è la soluzione migliore, e quindi Mirella Mazzocchi ha deciso di impegnarsi, spontaneamente, con le sue risorse. Quest’anno spera di riuscire a offrirsi anche su altre scuole, e di riprendere quest’attività anche con gli adulti. Una dedizione e un’attenzione, le sue, proprie di una civiltà e di una città che accoglie i suoi nuovi cittadini.